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Biography

Forse l’Arte e la Scienza traggono la loro origine dall’insieme dei conflitti che l’uomo è costretto a sostenere per difendere la sua esistenza, dai soprusi ai quali è costretto a soggiacere per sopravvivere, dalle battaglie che riesce a vincere per affermare le proprie certezze: una vita piatta e insignificante non favorisce la comparsa di scienziati ed artisti, mentre un’esistenza dura, condotta nella ricerca continua dell’essenziale sollecita lo spirito di conservazione dell’individuo e lo sprona ad affrontare con forza la crudezza del mondo reale spingendolo a ricercare nelle maturate esperienze e nei mezzi di cui dispone l’affermazione della propria esistenza.

Le esperienze, nate dall’eterno conflitto fra l’illusione e la realtà, spingono lo stesso individuo a manifestare quegli stati d’animo che rivelano un mondo che esiste solo nella mente di colui che combatte tutte le avversità che di volta in volta si frappongono lungo il suo cammino e che anche se sconvolto e affranto risulta vincitore. Mario Agrifoglio nasce a Santa Margherita Ligure nell’agosto del 1935. Sono gli anni della guerra, del fascismo, del terrore dove il fratello uccide il fratello e dove l’unica certezza è rappresentata dalle bombe che giornalmente mietono vite umane. Sono queste le prime esperienze dell’artista: guerra, fame, carestia e violenza. La sua famiglia è costretta per sopravvivere a trasferirsi prima a Rapallo poi a Sanremo dove il giovane, terminate le scuole primarie e avendo vinto una borsa di studio, entra nel campo sperimentale di floricoltura diretto dal prof. Mario Calvino(padre dello scrittore Italo).

E’ proprio nella villa dei Calvino che Agrifoglio avverte il prepotente desiderio di avvicinarsi alla pittura: qui dipinge infatti il suo primo quadro sotto la guida del capo giardiniere Libereso Guglielmi, disegnatore e pittore. Senza dubbio il mondo dei colori diviene presto il naturale rifugio del giovane artista:la pace e l'equilibrio che la società dell'epoca non poteva offrire perché ancora scossa dalle passioni del recente conflitto, vengono invece scoperti nella armonia della natura dove la fantasmagoria dei colori che si alterna alla perfezione della forme presenta un mondo senza sconvolgimento e morte. E' questa nuova dimensione che affascina il giovane artista e lo spinge a cercare incessantemente un sempre crescente miglioramento della tecnica pittorica volta alla ricerca incessante della perfezione. Infatti abbandona il campo sperimentale di agricoltura dopo circa un anno di esperienze per dedicarsi allo studio del disegno ornamentale seguito da un corso di figura e di architettura.

Le innumerevoli esperienze acquisite in questo periodo risulteranno fondamentali nella scelta dei soggetti delle opere e nella realizzazione delle stesse costituendo, per un buon periodo la base artistica sicura sulla quale costruire. Ma il periodo storico post-bellico non offre certamente le condizioni ideali per una formazione serena dell'artista che è costretto a lavorare per poter continuare i suoi studi e che, con lo stesso spirito irrequieto con cui era entrato in contatto col mondo dell'arte, affronta il mondo del lavoro tentando le più svariate esperienze. Con l'entusiasmo di chi cerca il meglio, passa infatti a prestare la propria opera come boscaiolo e successivamente come contadino,come apprendista muratore e come allievo stampatore di fonderia : affronta ogni nuova esperienza lavorativa con la sete di conoscere con cui era passato dalla floricoltura al disegno e dall'architettura alla pittura.

Mai soddisfatto dei risultati raggiunti di volta in volta , in questa battaglia per la sopravvivenza, è costantemente spronato alla ricerca di tutto ciò che può arricchire il suo desiderio di conoscere e la sua esperienza. Sono anni molto duri e la corsa dell'artista è costretta a fermarsi di fronte ad una malattia polmonare che lo costringe ad un lungo ricovero in casa di cura. Anche ricoverato non desiste dal continuare i suoi studi sul colore: la continua volontà di ricerca del perché delle cose e la predisposizione naturale nel porsi costantemente domande lo portano ad affrontare le più svariate discipline, ma i contrasti sorti con una religiosa, lo costringono a lasciare la casa di cura anche se non completamente ristabilito. Il richiamo dell'arte è però sempre costantemente presente nella sua mente e Agrifoglio risponderà a tale richiamo con una copiosa realizzazione di disegni e quadri a soggetti vari nei quali dominano figure e ritratti. L'armonia delle forme e la purezza delle linee presenti nelle opere di questo periodo sono una chiara testimonianza della grande capacità tecnica raggiunta dall'artista. Il soggetto rappresentato, anche se non sempre originale, si impone all'attenzione dell'osservatore per la maestria di realizzazione e la sua forza espressiva.

I grandi maestri dell'impressionismo lo affascinano e lo entusiasmano: approfondisce lo studio sui Divisionisti e sui Fauvisti restando profondamente legato alla frase di Matisse laddove afferma che non è il colore di per sé a creare particolari effetti, ma la vastità delle superfici nei particolari accostamenti. Il passaggio dalla dominanza delle forme alla prevalenza del colore spinge Agrifoglio ad approfondire lo studio sulla natura del colore notando alcune discordanze fra le teorie di Newton relative alla cromatica e la realizzazione pratica delle stesse. Non esita a porsi su un piano antitetico e critico rispetto allo scienziato inglese realizzando una serie di esperimenti volte a dimostrare la non proporzionalità della riflessione della luce col mutare dell'intensità luminosa. Totalmente ristabilito dalla malattia, riprende a lavorare prima come coloritore edile poi come arredatore e restauratore di affreschi in case patrizie di Sanremo.

Il giovane non ha ancora venti anni, ma la padronanza della tecnica ed il talento emergente dai lavori realizzati lo fanno notare ad una anziana e brava acquarellista, Rosa Allavena, che lo propone per una borsa di studio alla locale Accademia di pittura alla quale dovrà però rinunciare per motivi di carattere economico e familiare. Continua perciò a lavorare e a dipingere perfezionando costantemente la tecnica di esecuzione e la purezza dello stile, mai soddisfatto dei risultati raggiunti e volto incessantemente alla ricerca di una perfezione sempre maggiore. Il suo nome comincia ad essere conosciuto in Liguria tanto che a Sanremo gli viene affidata la realizzazione di alcune grandi opere a soggetto religioso (un S. Giovanni Battista sulla facciata della chiesa omonima, l'abside della chiesa di S. Giacomo e l'interno della chiesa di San Bartolomeo,opera questa che non potrà neppure iniziare).

E' forse la sorte avara specialmente solo nei confronti di alcuni o forse è il travagliato destino degli artisti a mettere a dura prova la fiducia nella vita che il giovane stava appena riacquistando: un grave incidente stradale dove sono presenti varie fratture compresa la base cranica col rischio di diventare cieco, costringe l'artista a tre mesi di ospedale combattuto tra vita e morte. La volontà dell'artista viene nuovamente messa a dura prova, ma la sua fibra e la sua determinazione riescono a sopraffare le nuove avversità: ancora una volta trova la forza di ricominciare partendo dall'unica certezza derivante dalle forme e dai colori che le sue opere manifestano . Profondamente colpito cerca di riprendere la propria attività: in maniera spasmodica accatasta opere su opere quasi a voler dimostrare, forse più a se stesso che ad altri, la propria capacità di ripresa. Ma il pensiero di non poter riprendere in piena autonomia il proprio lavoro lo scuote profondamente e lo assilla costantemente tanto che una notte, in preda ad una forte crisi depressiva, distrugge moltissime opere e disegni. Vi sono momenti nella vita di ogni uomo durante i quali lo spirito stanco e spossato dalle continue battaglie si abbandona ad attimi di follia tanto da distruggere tutto ciò che lo circonda e che gli è più caro, ma fortunatamente spesso la ragione riesce a prevalere prima che sia troppo tardi. Agrifoglio si ferma in tempo, ma è solo, troppo solo.

La solitudine lo fa sentire immensamente distante da tutte quelle persone che affermano la loro stima e che, appagati dagli effetti cromatici e plastici delle sue opere, dicono di capire la sua pittura. Ma nessuno di loro riesce a ravvisare nel prorompente quasi delirante alternarsi dei colori quel grido lacerante che è rivolto, quale imprecazione,contro una sorte tanto crudele mai paga di proporre sempre nuove prove da superare; nessuno avverte il distacco e la sofferenza che emerge dalla fredda perfezione delle forme presenti nelle sue opere. I suoi quadri mostrano una vita essenzialmente interiore dove l'unico interlocutore resta il soggetto rappresentato che nasce dalla sua mente ed estrinseca attraverso il conflitto dei colori i segni lasciati dalle vicissitudini. Finalmente un raggio di luce: nel 1956 conosce Enrica che sposerà due anno dopo e che diventerà la compagna inseparabile della sua vita.

La presenza di una persona pronta a lottare al suo fianco e a sostenerlo sempre e incondizionatamente diviene, secondo quanto affermerà poi l'artista stesso, “motivo fecondo d'incidenza attiva”. Infatti ora Agrifoglio affronta il mondo dell'arte con una rinnovata energia; con un'attività quasi frenetica allestisce mostre e partecipa a concorsi classificandosi sempre ai primi posti. Nel 1960 dal matrimonio con Enrica nasce la sua prima figlia Claudia e nello stesso anno apre uno studio col pittore Scremin col quale, l'anno successivo, presenterà una grande mostra nei saloni del Casinò di Sanremo. Proiettato ormai completamente nel mondo dell'arte, Agrifoglio abbandona qualsiasi altra attività per dedicarsi completamente alla pittura. Sono gli anni della “congiuntura” ed il mercato dell'arte è il primo ad avvertire quelle avvisaglie di crisi che per molti anni opprimeranno il Paese.

Di fronte alle crescenti difficoltà economiche, l'artista accetta l'opportunità che gli viene offerta da alcuni parenti di Genova di operare nel campo dell'edilizia con la segreta speranza di poter ritornare nel campo artistico con minori preoccupazioni economiche. Comincia ad eseguire lavori di vario genere, ma l'aumento della quantità di lavoro e l'allargarsi dell'attività lo costringono a costituire un'impresa e ad assumere operai. Il campo dell'edilizia non è però l'ambiente più adatto ad un artista estroverso e generoso del quale non tardano ad approfittare tutti coloro che lo circondano e, in particolar modo, i suoi stessi dipendenti. In condizioni economiche disastrose e col morale a terra, è costretto ad abbandonare tutto e a ricominciare la costruzione della propria vita partendo dal nulla. La nascita del secondo figlio, Fabio, lo spinge al ritorno nel mondo che forse gli aveva dato le maggiori certezze: la pittura.

E' un ritorno desiderato e sofferto in cui l'artista non tarda ad esprimere il groviglio delle amarezze accumulate con una pittura densa di forti contrasti, ma ricca di assoluta immediatezza dove la irruente potenza dei colori viene mitigata dalla stilizzazione geniale delle forme. Le opere di questo periodo esposte in varie mostre effettuate in Liguria, Piemonte e Lombardia riscuotono un buon successo. Siamo nel 1962 e sempre in questo anno realizza a Perinaldo, insieme con Mario Raimondo, un monumento dedicato all'astronomo Gian Domenico Cassini.

Nel 1964, sempre con Raimondo ed altri artisti, fonda ad Apricale(paese medioevale della provincia di Imperia) la”Comunità Artistica Nervina” aprendo una galleria d'arte ed avviando un'intensa attività di ceramica. L'anno successivo viene aperta anche una scuola di ceramica ed Agrifoglio ne assume la direzione artistica. In questo periodo continua incessantemente lo studio del colore tanto che, in occasione di una sua mostra allestita presso il Circolo culturale”Near lived” di Genova viene presentato dal critico Giacomo Migone come uno dei maggiori artisti italiani contemporanei ed uno dei più grandi teorici del colore. In questa sede l'artista espone le sue teorie sulle sensazioni cromatiche e sul diamagnetismo dei colori soffermandosi particolarmente sull'effetto terapeutico di alcuni di essi. Nel dibattito che segue gli viene offerta la possibilità di approfondire le teorie annunciate avvalendosi del laboratorio di fisica dell'università , ma è costretto a rinunciare, suo malgrado, per poter tener fede agli impegni intrapresi. Sembra un momento felice: in questo periodo Agrifoglio dà vita a molte opere di vario genere investendo tutti i campi dell'arte dalla ceramica alla pittura e alla scultura. Il periodo di tranquillità non dura a lungo: il successo riscosso dalla “Comunità Artistica” spinge alcuni uomini politici ad esercitare pressioni sull'artista al fine di strumentalizzare il risultato ottenuto a scopi propagandistici, ma piuttosto che cedere a compromessi di parte, Agrifoglio lascia la direzione della scuola.

Amareggiato e deluso, si ritira a Fivizzano, ma ben presto viene chiamato ad Ancona per il restauro di importanti opere d'arte sacra nelle chiese del SS. Sacramento e S. Filippo Neri. Contemporaneamente gli viene offerta la direzione della rivista “Arte antica e moderna del centro Italia”. Per soddisfare gli innumerevoli impegni Agrifoglio decide di avvalersi dell'opera di un collega che ospita in casa propria, ma che non esita a tentare di estrometterlo dagli impegni intrapresi approfittando di una sua assenza prolungata. A nulla valgono le reiterate assicurazioni che gli vengono rivolte dall'editore: ancora una volta l'artista si sente tradito così abbandona tutti gli impegni. E' un duro colpo inferto al suo animo sensibile già fortemente provato: coloro ai quali aveva dato fiducia avevano carpito la sua amicizia allo scopo di tutelare solo i propri interessi. Alla ricerca continua di certezze che possano confortare la sua delusione, trova nella natura e nell'ambiente incontaminato della campagna marchigiana quella lealtà e semplicità che aveva invano cercato nei suoi simili. Si trasferisce infatti in un cascinale di Gallicano che adibisce ad abitazione e studio e realizza un serie di opere di ispirazione rurale quali “La mietitura”,”La Trebbiatura” e “La raccolta del fieno”. Dopo alcuni mesi lascia Gallicano e si stabilisce nuovamente in Lunigiana. L'ambiente naturale e la semplicità della vita a contatto della natura sembrano giovare alla maturazione dell'artista che continua a proporre temi di vita rurale quali “la raccolta delle olive”,”La raccolta delle mele”, “La tragia” e “La bena”(attrezzi agricoli ormai non più usati). In queste opere l'artista realizza una perfetta coesistenza di effetti plastici e cromatici coniugando la potente incisività di colori forti con la dolcezza calorosa delle forme liberando nello spazio e nel tempo un mistico sentimento di serenità.

Ma Agrifoglio non può restare ancora a lungo isolato nella pace dei boschi : il suo spirito è pieno di conflitti che derivano dall'osservazione di una società sorda e assente. Egli sente prepotente l'esigenza di partecipare a quel mondo che tuttavia è costretto a combattere nei suoi falsi valori. Siamo nel 1968, la contestazione giovanile mette a nudo, in un clima di rovente denuncia, i difetti e le contraddizioni di un falso perbenismo e opprimenti convenzionalismi decrepiti. L'artista si trasferisce in Versilia, apre uno studio e getta le basi di una nuova pittura: il Compensazionismo. La prima fase di questo nuovo indirizzo viene chiamata “Compensazionismo simbolico” e si colloca in antitesi rispetto alle forme degenerative dell'arte, soprattutto nei confronti della “Pop Art” dove la pretesa artistica viene estremizzata all'eccesso e dove diventa oltremodo difficile stabilire i reali valori dell'opera realizzata.

Le opere di Agrifoglio di questo periodo mostrano quali siano i valori in cui l'artista deve identificarsi: perfezione delle forme in costante equilibrio col colore che assume sempre più il concetto di entità essenziale. I suoi quadri mostrano un continuo studio delle forme dei personaggi rappresentati che vengono inseriti in un contesto coloristico monocromatico tendente al rosso: l'immagine assume un carattere simbolico venendo elevata a valore filosofico. Infatti dall'espressione dei volti rappresentati si avverte la denuncia e la protesta che si leva contro un mondo amorfo e assente dove l'individuo è sempre solo immerso nella sua sofferenza. Le linee ed i colori si alternano in sequenze e toni modulati e mentre l'espressione dei volti denota dolore, risentimento o contestazione, i toni del colore ci trascinano all'interno dello stesso sentimento comunicandone l'intensità. In questo periodo vengono infatti prodotte le opere più significative denominate:”Fiore nel fango”,”Il letto rosso”,”Modigliani e la bambina”. Il successo ottenuto a seguito di una serie di mostre allestite in Italia e in Olanda conferma la validità della scelta artistica e dell'indirizzo intrapreso spingendo l'artista ad una copiosa ed intensa produzione.

Nel 1970 a Firenze, presso il Centro Internazionale delle Arti, Agrifoglio presenta la sua prima mostra antologica che ripeterà due anni dopo a Milano presso la galleria Globarte. Sarà questa di Milano l'ultima mostra personale dove dominano elementi figurativi. La vena altamente poetica immersa nell'equilibrio perfetto delle forme emergenti da un fantastico mondo cromatico viene superata dall'incessante studio che l'artista continua a perseguire nell'intento di capire ed interpretare ogni fenomeno scientifico che si pone alla sua attenzione. La Versilia si mostra ormai troppo piccola rispetto all'indirizzo artistico tracciato e alle esigenze di approfondire gli studi e gli esperimenti che la sua mente assetata di dare una risposta ad ogni perché gli impone: si trasferisce perciò in provincia di Milano continuando lo studio sulle origini del colore e realizzando un nuovo genere pittorico basato sulle nuove ricerche. Nasce così il”Compensazionismo analitico” quale superamento completo del “Compensazionismo simbolico”.

Il nuovo indirizzo individuato da Agrifoglio porta ad una nuova concezione del colore che da strumento viene elevato ad entità pura e, come tale , nel pieno diritto di esistere al di fuori e al di sopra della forma : il dipinto non è più soltanto una forma d'arte, ma costituisce l'espressione di una nuova dottrina e filosofia. Nelle opere di questo periodo, il colore è trattato scientificamente e le tecniche pittoriche adottate a sostegno delle teorie scientifiche proposte dall'artista, non mancano di sbalordire pubblico e critica: l'accostamento di colori apparentemente uguali viene smentito da un semplice cambio di luce; opere realizzate con forme particolari cambiano forma ad ogni variazione di luce. Forte di tali esperienze l'artista affronta i fenomeni della luce ponendosi criticamente nei confronti delle teorie fisiche esistenti riformulando egli stesso una nuova teoria generale che investe molti fenomeni che vanno dalla fisica nucleare all'astrofisica e dal magnetismo alla luce. Al termine di questo scritto dovremmo forse ringraziare Agrifoglio per le nuove frontiere che tenta di aprire o dovremmo invece rammaricarci perché l'artista, assorbito completamente dallo studio della Fisica, rende sempre più inoperante la sua mano? Secondo alcuni il valore artistico delle opere realizzate in assenza di soggetti plastici, ma con la sola presenza del colore, si rivela superiore al valore delle opere dei precedenti periodi; secondo altri invece manca nelle opere realizzate nell'ultimo periodo quella prorompente vitalità e quell'immane conflitto interiore che si avverte nelle opere contenenti elementi figurativi. Tutti noi possiamo solo augurarci che nella mente turbinosa dell'artista, scienza ed arte possano coesistere e convivere in un tutt'uno armonico in modo tale da non privarci del genio e delle opere di un pittore di grande valore.

Ezio Borzonasca

La Spezia, Settembre 1988